Anche nelle Marche ci siamo!
Le vaccinazioni antipneumococcica e antimeningococcica saranno offerte attivamente e gratuitamente a tutti i nuovi nati, in modo da proteggerli nei confronti di malattie invasive batteriche potenzialmente molto gravi.
A questo link il comunicato stampa della Regione con il quale si comunicano le nuove "Linee guida" regionali.
La notizia, che pare di poco conto, è, al contrario, importantissima. Nelle Marche attualmente la copertura vaccinale anti-pneumococcica è del 45% dei bambini (calcolata a 36 mesi) e quella anti-meningococcica è del 40%. Con l'introduzione del nuovo calendario vaccinale si riuscirà ad aumentare le coperture vaccinali fino oltre al 90% per entrambi i vaccini. Questo significherà un numero inferiore di casi di meningite batterica.
Sono felice di aver preso parte alla stesura della DGR che amplierà la copertura vaccinale. Spero che risulti strumento utile per evitare inutili sofferenze ai nostri figli e alle nostre famiglie (sofferenze alle quali anche Senigallia non è risultata estranea nel recente passato).
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martedì 23 novembre 2010
Vaccinazioni antipneumococcica e antimeningococcica...
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mercoledì 13 gennaio 2010
Si ricomincia...
Questo blog deve tornare in vita!
Negli ultimi tempi però il silenzio è stato giustificato... la pandemia influenzale che ha "succhiato" tutte le energie di chi, come me, lavora nella sanità pubblica e poi alcuni felici eventi personali: la nascita di Giacomo e in ultimo, svolto in data odierna, il concorso per un posto di ruolo a tempo indeterminato nel Servizio Igiene e Sanità Pubblica di Fabriano.
Riprendo a scrivere il blog riportando, purtroppo, due cattive notizie.
La prima è quella del primo senigalliese deceduto per influenza pandemica.
La seconda è quella del devastante terremoto di Haiti.
Ho parlato con la senigalliese Susanna Balducci, responsabile dei piani speciali di emergenze del Dipartimento Regionale della Protezione Civile, mi ha comunicato che la Protezione Civile delle Marche non ha in programma, per il momento, di raggiungere Haiti, per due motivi: l'allerta terremoto per le scosse che sono state registrate recentemente nell'ascolano e nel maceratese e la difficoltà logistica di organizzare un'immediata partenza per la nostra Protezione Civile, che è stata fino a pochi mesi fa impegnata in abruzzo. Non è escluso però che vengano prese decisioni differenti nei prossimi giorni.
Negli ultimi tempi però il silenzio è stato giustificato... la pandemia influenzale che ha "succhiato" tutte le energie di chi, come me, lavora nella sanità pubblica e poi alcuni felici eventi personali: la nascita di Giacomo e in ultimo, svolto in data odierna, il concorso per un posto di ruolo a tempo indeterminato nel Servizio Igiene e Sanità Pubblica di Fabriano.
Riprendo a scrivere il blog riportando, purtroppo, due cattive notizie.
La prima è quella del primo senigalliese deceduto per influenza pandemica.
La seconda è quella del devastante terremoto di Haiti.
Ho parlato con la senigalliese Susanna Balducci, responsabile dei piani speciali di emergenze del Dipartimento Regionale della Protezione Civile, mi ha comunicato che la Protezione Civile delle Marche non ha in programma, per il momento, di raggiungere Haiti, per due motivi: l'allerta terremoto per le scosse che sono state registrate recentemente nell'ascolano e nel maceratese e la difficoltà logistica di organizzare un'immediata partenza per la nostra Protezione Civile, che è stata fino a pochi mesi fa impegnata in abruzzo. Non è escluso però che vengano prese decisioni differenti nei prossimi giorni.
martedì 1 dicembre 2009
1 Dicembre: Giornata mondiale contro l'AIDS
Ed ecco dicembre! I negozi sono già proiettati al periodo natalizio, le case cominciano ad illuminarsi in festa, nell'aria si ascoltano le prime note natalizie. Ma dicembre comincia con una giornata che stona con l'aria di festa natalizia: il 1 dicembre è la Giornata mondiale della lotta all'AIDS.
Qui alcuni numeri per riflettere (fonte: ANSA).
Per sapere di più sulla Giornata mondiale contro l'AIDS leggi qui (Wikipedia).
Qui alcuni numeri per riflettere (fonte: ANSA).
Per sapere di più sulla Giornata mondiale contro l'AIDS leggi qui (Wikipedia).
sabato 28 marzo 2009
Lancet vs Vaticano
Potremmo definirla una sfida tra titani.
Il Lancet è una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo, orientata da sempre a dare ampio spazio alle problematiche di salute globale.
Le parole dell’editoriale dell’ultimo numero del Lancet sono dure come macigni e molto, molto chiare. Il Papa è criticato per "aver pubblicamente distorto la scienza per promuovere la dottrina cattolica sul tema", si legge nell'editoriale. "Dicendo che i condom aggravano il problema dell'Hiv/Aids, il Papa ha pubblicamente distorto la testimonianza della scienza". E poi il Lancet aggiunge: "Non è chiaro se l'errore del Papa sia dovuto ad ignoranza o se sia un deliberato tentativo di manipolare la scienza per sostenere l'ideologia cattolica. Quando qualsiasi personaggio influente, sia una figura religiosa o politica, fa una falsa affermazione scientifica che potrebbe essere devastante per la salute di milioni di persone, questi dovrebbe ritrattare o correggere quanto detto in pubblico. Qualsiasi cosa meno di ciò da parte di Papa Benedetto sarebbe - conclude l'editoriale - un immenso disservizio per la salute pubblica, inclusa quella di molte migliaia di cattolici che lavorano senza posa per cercare di prevenire la diffusione dell'Hiv nel mondo".
Fonte: Editorial. Redemption for the Pope? The Lancet, Volume 373, Issue 9669, Page 1054, 28 March 2009
Il Lancet è una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo, orientata da sempre a dare ampio spazio alle problematiche di salute globale.
Le parole dell’editoriale dell’ultimo numero del Lancet sono dure come macigni e molto, molto chiare. Il Papa è criticato per "aver pubblicamente distorto la scienza per promuovere la dottrina cattolica sul tema", si legge nell'editoriale. "Dicendo che i condom aggravano il problema dell'Hiv/Aids, il Papa ha pubblicamente distorto la testimonianza della scienza". E poi il Lancet aggiunge: "Non è chiaro se l'errore del Papa sia dovuto ad ignoranza o se sia un deliberato tentativo di manipolare la scienza per sostenere l'ideologia cattolica. Quando qualsiasi personaggio influente, sia una figura religiosa o politica, fa una falsa affermazione scientifica che potrebbe essere devastante per la salute di milioni di persone, questi dovrebbe ritrattare o correggere quanto detto in pubblico. Qualsiasi cosa meno di ciò da parte di Papa Benedetto sarebbe - conclude l'editoriale - un immenso disservizio per la salute pubblica, inclusa quella di molte migliaia di cattolici che lavorano senza posa per cercare di prevenire la diffusione dell'Hiv nel mondo".
Fonte: Editorial. Redemption for the Pope? The Lancet, Volume 373, Issue 9669, Page 1054, 28 March 2009
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martedì 24 marzo 2009
24 marzo: World TB Day

Il World Tb Day è un’occasione per richiamare l’attenzione del mondo sul tema della tubercolosi e, in particolare, per il 2009 si concentrerà sulle storie delle persone affette dalla malattia: donne, uomini e bambini che sono sotto trattamento, infermieri, dottori, ricercatori e chiunque abbia partecipato alla lotta contro la Tb. La Giornata mondiale contro la tubercolosi si celebra ogni anno il 24 marzo e ricorda il giorno in cui, nel 1882, Robert Koch individuò il patogeno responsabile della malattia, il Mycobacterium tuberculosis. Fin da allora, la scoperta del batterio ha rappresentato il primo passo verso la diagnosi e la cura delle infezioni, ma ancora oggi la tubercolosi è una delle prime cause di morte a livello globale.
In Italia, ogni anno si registrano poco meno di 5 mila casi di tubercolosi e la malattia continua a rappresentare un problema per la sanità pubblica, in particolare per la gestione clinica delle forme farmaco-resistenti e delle co-infezioni da Tb e Hiv. Ormai più del 40% dei casi segnalati si verifica in soggetti stranieri residenti in Italia e poco meno di 100 bambini sotto i 5 anni contraggono la malattia conclamata. Inoltre, circa l’1% dei pazienti mai trattati e circa il 30% di quelli trattati presenta forme di farmaco-resistenza ai due principali farmaci di prima linea, ma sono stati riportati anche casi di resistenza estesa a farmaci di prima e seconda linea.
La tubercolosi è un problema a Senigallia?
La tubercolosi è un problema a Senigallia?
Le Marche manifestano lo stesso profilo epidemiologico di tutte le altre regioni italiane: i casi notificati sono circa 7 su 100.000 abitanti mentre lo stesso dato calcolato sui soggetti stranieri assume valori 5-6 volte più elevati (35 su 100.000 nel 2006)*. Nel complesso il 47,5% dei casi notificati nel 2006 hanno interessato soggetti stranieri.
Non sono noti i dati relativi alla sola ZT 4 di Senigallia ma non c'è motivo per pensare che si discostino particolarmente dai dati regionali.
Negli ultimi mesi è stato registrato il caso di una studentessa frequentante l'Istituto Alberghiero Panzini.
Ben più grave il focolaio epidemico scoppiato a Montegranaro.
Mentre mi sento di dire, avendo lavorato al caso, che è sotto controllo il piccolo focolaio di Fabriano.
Quindi la tubercolosi non è propriamente una malattia di altri tempi e se alcuni anni fa ci si riferiva alla tbc come ad una malattia ormai sconfitta, i dati epidemiologici parlano di una realtà molto differente, con la quale dovremo imparare a convivere.
Ecco l'importanza della giornata mondiale contro la tubercolosi: medici, infermieri, ricercatori ma anche, e soprattutto, i singoli cittadini, possono contribuire alla lotta contro la tubercolosi per realizzare l'obiettivo previsto dal progetto mondiale "Stop TB": eliminare la tubercolosi dalla lista dei problemi di sanità pubblica.
Per saperne di più:
*Fonte: Biondi M, Fiacchini D, Filippetti F, Tantucci L, D'Errico MM, Carduci E, Tagliavento G. Le Malattie Infettive in: Il Profilo di Salute delle Marche. ARS Marche, ottobre 2007: 191-214.
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domenica 22 marzo 2009
Benedetto preservativo!
La Sanità Pubblica ha un costo, la prevenzione ha un costo.
Per quanto la prevenzione sia eticamente necessaria non ogni attività di prevenzione può essere attuata. Anche per la prevenzione la logica delle evidenze di efficacia degli interventi deve guidare la programmazione, la scelta degli interventi, l’allocazione delle risorse necessarie per attuarli.
Se, ad esempio fossi in un Paese sub-sahariano e fossi professionalmente impegnato nella lotta contro l’AIDS di certo cercherei in tutti i modi di insistere con l’educazione sanitaria incentrata sull’utilizzo del preservativo. Alcune chiare evidenze scientifiche guiderebbero il mio operato.
Un passo indietro.
Quali sono gli studi scientifici che sono “degni” di guidare le scelte di un medico?
È più semplice di quanto si pensi: dietro ad uno studio scientifico c’è un disegno dello studio che consente di classificare ogni contributo. Ogni tipo di studio ha una differente “forza dell’evidenza”. Ad esempio. Se un gruppo di esperti si riunisce, discute su un argomento e stabilisce che per ottenere un determinato risultato sia necessario implementare un particolare intervento, il documento che ne scaturirà si chiama “opinione di esperti” e la forza dell’evidenza ad esso associato sarà la più bassa in assoluto.
Se al contrario un gruppo di ricercatori organizza un “Trial” significa che, secondo una metodologia standardizzata, mette a confronto un intervento con un altro intervento dimostrandone o meno la maggiore efficacia: la forza dell’evidenza cresce.
Se poi vogliamo, attraverso opportuni metodi statistici, calcolare il valore medio di efficacia di un determinato intervento mettendo a confronto tutti gli studi dedicati a quel tipo di intervento… allora abbiamo una “Revisione sistematica della letteratura”, si avanza ulteriormente in termini di forza dell’evidenza scientifica.
Per farla breve: se un gruppo di esperti attesta che un intervento sia efficace per ottenere un determinato obiettivo, io, medico, posso essere scettico e attendere che ci siano evidenze maggiori a favore di quell’intervento. Ma se è una revisione sistematica a testimoniare l’efficacia di un intervento, bene, se la revisione è ben condotta allora abbiamo la possibilità di affermare che quell’intervento realmente funziona: consentirà di ottenere l’obiettivo che si vuole raggiungere.
Per quanto la prevenzione sia eticamente necessaria non ogni attività di prevenzione può essere attuata. Anche per la prevenzione la logica delle evidenze di efficacia degli interventi deve guidare la programmazione, la scelta degli interventi, l’allocazione delle risorse necessarie per attuarli.
Se, ad esempio fossi in un Paese sub-sahariano e fossi professionalmente impegnato nella lotta contro l’AIDS di certo cercherei in tutti i modi di insistere con l’educazione sanitaria incentrata sull’utilizzo del preservativo. Alcune chiare evidenze scientifiche guiderebbero il mio operato.
Un passo indietro.
Quali sono gli studi scientifici che sono “degni” di guidare le scelte di un medico?
È più semplice di quanto si pensi: dietro ad uno studio scientifico c’è un disegno dello studio che consente di classificare ogni contributo. Ogni tipo di studio ha una differente “forza dell’evidenza”. Ad esempio. Se un gruppo di esperti si riunisce, discute su un argomento e stabilisce che per ottenere un determinato risultato sia necessario implementare un particolare intervento, il documento che ne scaturirà si chiama “opinione di esperti” e la forza dell’evidenza ad esso associato sarà la più bassa in assoluto.
Se al contrario un gruppo di ricercatori organizza un “Trial” significa che, secondo una metodologia standardizzata, mette a confronto un intervento con un altro intervento dimostrandone o meno la maggiore efficacia: la forza dell’evidenza cresce.
Se poi vogliamo, attraverso opportuni metodi statistici, calcolare il valore medio di efficacia di un determinato intervento mettendo a confronto tutti gli studi dedicati a quel tipo di intervento… allora abbiamo una “Revisione sistematica della letteratura”, si avanza ulteriormente in termini di forza dell’evidenza scientifica.
Per farla breve: se un gruppo di esperti attesta che un intervento sia efficace per ottenere un determinato obiettivo, io, medico, posso essere scettico e attendere che ci siano evidenze maggiori a favore di quell’intervento. Ma se è una revisione sistematica a testimoniare l’efficacia di un intervento, bene, se la revisione è ben condotta allora abbiamo la possibilità di affermare che quell’intervento realmente funziona: consentirà di ottenere l’obiettivo che si vuole raggiungere.
Torniamo all’AIDS, all’Africa e al preservativo.
È notizia di questi giorni (leggi qui, qui o qui): secondo Papa Benedetto XVI la tragedia dell’AIDS non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi, aumenterebbero i problemi.
È notizia di questi giorni (leggi qui, qui o qui): secondo Papa Benedetto XVI la tragedia dell’AIDS non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi, aumenterebbero i problemi.
Il 21 novembre 2006 la notizia, invece, era la seguente:
Il Papa è preoccupato per il diffondersi dell'Aids. Per questo, rivela il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, ha chiesto un documento sul tema in generale e sull'uso del preservativo, in particolare. Il dossier, di quasi 200 pagine, contiene ''posizioni esaustive con tanti interventi scientifici. Si va da quelli più rigorosi e restrittivi fino a quelli più comprensivi e aperti. Ora tutto è nelle mani della Congregazione per la Dottrina della fede che sta studiando il dossier'', spiega Barragan.
Se oggi il Papa si schiera contro l’utilizzo del preservativo è evidente che quel dossier deve essere stato elaborato con una metodologia molto particolare oppure è possibile che il Papa, nello sforzo di far procedere di pari passo dottrina cattolica e scienza, abbia dovuto ignorare le indicazioni degli esperti.
Di fatto le evidenze scientifiche sono inoppugnabili:
- Weller SC, Davis-Beaty K. Condom effectiveness in reducing heterosexual HIV transmission. Cochrane Database of Systematic Reviews 2002, Issue 1. Art. No.: CD003255. DOI: 10.1002/14651858.CD003255.
Di fatto le evidenze scientifiche sono inoppugnabili:
- Weller SC, Davis-Beaty K. Condom effectiveness in reducing heterosexual HIV transmission. Cochrane Database of Systematic Reviews 2002, Issue 1. Art. No.: CD003255. DOI: 10.1002/14651858.CD003255.
- HOLMES, King K.; LEVINE, Ruth and WEAVER, Marcia. Effectiveness of condoms in preventing sexually transmitted infections. Bull World Health Organ [online]. 2004, v. 82, n. 6, pp. 454-461. ISSN 0042-9686.
- National Institute of Allergy and Infectious Diseases, National Institutes of Health and Department of Health and Human Services. Workshop summary: scientific evidence on condom effectiveness for sexually transmitted disease (STD) prevention. Herndon, VA: 2000.
Che poi il preservativo, oltre ad essere inutile, sia anche dannoso, è sola ed esclusiva convinzione del pontefice, in realtà mai dimostrata scientificamente da nessuno.
Che poi il preservativo, oltre ad essere inutile, sia anche dannoso, è sola ed esclusiva convinzione del pontefice, in realtà mai dimostrata scientificamente da nessuno.
Riporto le parole di alcuni esperti internazionali:
"La mia impressione è che la posizione del Papa rappresenti un grosso passo indietro per quel che riguarda l'educazione alla salute, che sia controproducente e che provochi l'aumento dei contagi in Africa e altrove. C'è l'evidenza dei fatti a supportare la tesi che la distribuzione dei preservativi riduce il rischio di contagio del virus Hiv e non conduce necessariamente ad un incremento dell'attività sessuale" (Quentin Sattentau, Professore di Immunologia all'Università di Oxford).
"La mia impressione è che la posizione del Papa rappresenti un grosso passo indietro per quel che riguarda l'educazione alla salute, che sia controproducente e che provochi l'aumento dei contagi in Africa e altrove. C'è l'evidenza dei fatti a supportare la tesi che la distribuzione dei preservativi riduce il rischio di contagio del virus Hiv e non conduce necessariamente ad un incremento dell'attività sessuale" (Quentin Sattentau, Professore di Immunologia all'Università di Oxford).
“Non c'è nessuna evidenza scientifica che dimostri che l'uso dei preservativi spinga ad assumersi maggiori rischi sessuali. La nostra linea guida è che i preservativi siano altamente funzionali per contrastare la trasmissione del virus Hiv se sono utilizzati in maniera corretta e costante" (Kevin De Cock, Direttore del Dipartimento Hiv/Aids dell'OMS).
Quando le evidenze scientifiche parlano chiaro c’è poco da discutere: del resto anche il Papa non è infallibile!
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lunedì 12 gennaio 2009
Nicolas e la mortalità evitabile
Il concetto di "mortalità evitabile" ha un significato epidemiologico ben preciso: sono indicate come morti evitabili quelle morti che avvengono in determinate età e per cause che potrebbero essere attivamente contrastate con interventi di prevenzione primaria, diagnosi precoce e terapia, igiene e assistenza sanitaria. L'ultima analisi della mortalità evitabile in Italia è stata pubblicata nel 2007 da un gruppo interistituzionale (Atlante ERA) che ha individuato come evitabili gruppi di cause di morte che si sono verificate entro i 74 anni compiuti.
La drammatica morte di Nicolas, dunque, è per definizione epidemiologica una "morte evitabile". Ma al di là delle sterili definizioni tecniche c'è un principio che dovrebbe essere il motore della Prevenzione del XXI secolo: la morte prematura di una persona è inaccettabile, si tratta di un semplice e inattaccabile principio etico. In un contesto di scarsità e limitatezza di risorse destinate alla Sanità quelle destinate alla Prevenzione sono oltremodo limitate (meno del 5% del Fondo Sanitario Nazionale) e le scelte di allocazione delle risorse vengono fatte sulla base di vari fattori. Talvolta a sfavore della prevenzione c'è un rapporto costo-beneficio non proprio ottimale, ma quando il beneficio di una campagna preventiva si traduce nell'evitare anche solo una singola morte evitabile... allora si dovrebbe considerare il fattore etico e ci si dovrebbe chiedere: quanto vale una giovane vita?
Quindi l'introduzione nei calendari vaccinali dei vaccini anti-pneumococcico e anti-meningococcico dovrebbe essere prevista dal Sistema Sanitario Regionale, indipendentemte dal costo, per la sola ragione etica. Eppure offrire attivamente la vaccinazione anti-pneumococcica e anti-meningococcica non dovrebbe costare molto alla Regione Marche. Provo a fare un calcolo sommario: 44 euro per la singola dose di vaccino anti-pneumococcico (ma accordi con le aziende produttrici potrebbero abbassare questi prezzi); se si somministrassero tre dosi di anti-pneumococcico la spesa per ogni singolo bambino sarebbe di 112 euro e vaccinare la popolazione di una intera coorte di nascita significarebbe spendere circa 1.500.000 euro (circa 14.000 nuovi nati nella regione Marche nel 2007).
Senigallia ha perso due giovani vite umane in poco più di tre anni, entrambe stroncate da una meningite batterica (non dimentico il dramma della morte della piccola Ginevra Cavalletti).
Nicolas è morto per aver contratto una meningite pneumococcica, forse prevenibile con la vaccinazione anti-pneumococcica che attualmente non è attivamente offerta dai Servizi vaccinali della nostra regione ma può essere richiesta ed effettuata a pagamento. Non tutti i genitori sanno della vaccinazione, quelli che sanno hanno fatto la loro scelta: di vaccinare e prevenire un rischio per la salute oppure di non vaccinare, forse per evitare i rari ma possibili (peraltro rarissimamente gravi) effetti indesiderati da vaccinazione. Se la vaccinazione fosse offerta attivamente e gratuitamente tutti i genitori avrebbero sicuramente l'opportunità di scegliere con maggiore consapevolezza, opportunità che forse è stata negata ai genitori di Nicolas, così come a tanti altri genitori. Sapere poi che alcune Regioni italiane (vedi l'esempio dell'Emilia Romagna) hanno inserito le suddette vaccinazioni nel proprio calendario vaccinale mi disturba particolarmente e mi chiedo... perchè non nelle Marche? Perchè non in tutta Italia?
L'idea di poter raggiungere obiettivi come questo mi da enormi motivazioni per continuare a lavorare nella Sanità Pubblica della Regione Marche.
La drammatica morte di Nicolas, dunque, è per definizione epidemiologica una "morte evitabile". Ma al di là delle sterili definizioni tecniche c'è un principio che dovrebbe essere il motore della Prevenzione del XXI secolo: la morte prematura di una persona è inaccettabile, si tratta di un semplice e inattaccabile principio etico. In un contesto di scarsità e limitatezza di risorse destinate alla Sanità quelle destinate alla Prevenzione sono oltremodo limitate (meno del 5% del Fondo Sanitario Nazionale) e le scelte di allocazione delle risorse vengono fatte sulla base di vari fattori. Talvolta a sfavore della prevenzione c'è un rapporto costo-beneficio non proprio ottimale, ma quando il beneficio di una campagna preventiva si traduce nell'evitare anche solo una singola morte evitabile... allora si dovrebbe considerare il fattore etico e ci si dovrebbe chiedere: quanto vale una giovane vita?
Quindi l'introduzione nei calendari vaccinali dei vaccini anti-pneumococcico e anti-meningococcico dovrebbe essere prevista dal Sistema Sanitario Regionale, indipendentemte dal costo, per la sola ragione etica. Eppure offrire attivamente la vaccinazione anti-pneumococcica e anti-meningococcica non dovrebbe costare molto alla Regione Marche. Provo a fare un calcolo sommario: 44 euro per la singola dose di vaccino anti-pneumococcico (ma accordi con le aziende produttrici potrebbero abbassare questi prezzi); se si somministrassero tre dosi di anti-pneumococcico la spesa per ogni singolo bambino sarebbe di 112 euro e vaccinare la popolazione di una intera coorte di nascita significarebbe spendere circa 1.500.000 euro (circa 14.000 nuovi nati nella regione Marche nel 2007).
Senigallia ha perso due giovani vite umane in poco più di tre anni, entrambe stroncate da una meningite batterica (non dimentico il dramma della morte della piccola Ginevra Cavalletti).
Nicolas è morto per aver contratto una meningite pneumococcica, forse prevenibile con la vaccinazione anti-pneumococcica che attualmente non è attivamente offerta dai Servizi vaccinali della nostra regione ma può essere richiesta ed effettuata a pagamento. Non tutti i genitori sanno della vaccinazione, quelli che sanno hanno fatto la loro scelta: di vaccinare e prevenire un rischio per la salute oppure di non vaccinare, forse per evitare i rari ma possibili (peraltro rarissimamente gravi) effetti indesiderati da vaccinazione. Se la vaccinazione fosse offerta attivamente e gratuitamente tutti i genitori avrebbero sicuramente l'opportunità di scegliere con maggiore consapevolezza, opportunità che forse è stata negata ai genitori di Nicolas, così come a tanti altri genitori. Sapere poi che alcune Regioni italiane (vedi l'esempio dell'Emilia Romagna) hanno inserito le suddette vaccinazioni nel proprio calendario vaccinale mi disturba particolarmente e mi chiedo... perchè non nelle Marche? Perchè non in tutta Italia?
L'idea di poter raggiungere obiettivi come questo mi da enormi motivazioni per continuare a lavorare nella Sanità Pubblica della Regione Marche.
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mercoledì 31 dicembre 2008
Conoscere per affrontare… un caso di meningite batterica

La meningite batterica è una delle “bestie nere” tra le malattie infettive conosciute.
Purtroppo in questi giorni Senigallia è scossa dal dramma del bambino colpito da meningite.
Il bambino avrebbe manifestato i primi sintomi il giorno di Natale, poi l’aggravamento e il passaggio in Pronto Soccorso per la conseguente preoccupante diagnosi: meningite batterica. Trasferito al Salesi di Ancona è stato sottoposto a tutte le cure possibili, purtroppo le sue condizioni si sono ulteriormente aggravate ed ora il bambino versa in condizioni disperate.
Ho seguito da vicino questa vicenda, pur non essendo direttamente coinvolto nell’intenso lavoro che sta svolgendo il nostro Dipartimento di Prevenzione, essendo un medico di Sanità Pubblica ho cercato di reperire notizie, seguendo la stampa locale e carpendo informazioni dai colleghi.
Purtroppo in questi giorni Senigallia è scossa dal dramma del bambino colpito da meningite.
Il bambino avrebbe manifestato i primi sintomi il giorno di Natale, poi l’aggravamento e il passaggio in Pronto Soccorso per la conseguente preoccupante diagnosi: meningite batterica. Trasferito al Salesi di Ancona è stato sottoposto a tutte le cure possibili, purtroppo le sue condizioni si sono ulteriormente aggravate ed ora il bambino versa in condizioni disperate.
Ho seguito da vicino questa vicenda, pur non essendo direttamente coinvolto nell’intenso lavoro che sta svolgendo il nostro Dipartimento di Prevenzione, essendo un medico di Sanità Pubblica ho cercato di reperire notizie, seguendo la stampa locale e carpendo informazioni dai colleghi.
Prima di tutto esprimo la massima vicinanza alla famiglia: drammi del genere toccano nel profondo.
Non è il momento delle critiche, positive o negative che siano, rispetto all’operato dei colleghi di Senigallia, sono vicino anche a loro, mi immagino con quale ansia si lavori in giorni del genere, quando si è impegnati a garantire la sicurezza e la salute di un’intera popolazione.
Quello che voglio fare è dare qualche informazione tecnica, forse quello che è mancato in questi giorni (qualcuno ha detto… “Una precisa è corretta informazione su cosa scatena questi fenomeni, è dovuta!”). Sono profondamente convinto che la conoscenza consenta di affrontare qualsiasi cosa nel miglior modo possibile.
Cos’è la meningite
La meningite è una malattia infiammatoria delle membrane che rivestono l'encefalo e il midollo spinale.
La causa più frequente è quella infettiva (da virus e batteri). È possibile, ma molto meno frequente, che una risposta infiammatoria meningea sia la conseguenza di una invasione neoplastica delle meningi o sia la complicanza di particolari malattie autoimmuni.
Tra le meningiti di origine infettiva la forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune: di solito non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di 7-10 giorni. La forma batterica è più rara ma estremamente più seria, e può avere conseguenze fatali.
Cause di meningite batterica
I batteri che sono più frequente causa di meningite sono tre:
1. Neisseria meningitidis (meningococco) è un ospite frequente delle prime vie respiratorie. Dal 2 al 30% della popolazione sana alberga meningococchi nel naso e nella gola senza presentare alcun sintomo, e questa presenza non è correlata a un aumento del rischio di meningite o di altre malattie gravi. La trasmissione del germe avviene per via respiratoria, e il rischio di sviluppare la malattia sembra essere maggiore in persone che hanno acquisito l’infezione da poco, rispetto a chi invece è portatore da più tempo. Esistono 13 diversi sierogruppi di meningococco, ma solo 5 (denominati A, B, C, W 135 e Y) causano meningite e altre malattie gravi. In Italia e in Europa i sierogruppi B e C sono i più frequenti. Il periodo di incubazione varia da 2 a 10 giorni, di solito è di 3-4 giorni.
Nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta, con un decorso fulminante che può portare al decesso in poche ore, anche in presenza di una terapia adeguata.
2. Streptococcus pneumoniae (pneumococco) è, dopo il meningococco, uno degli agenti più comuni della meningite. Oltre alla meningite, può causare polmonite o infezioni delle prime vie respiratorie, come l’otite. Come il meningococco, si trasmette per via respiratoria e può trovarsi nelle prime vie respiratorie senza causare alcuna malattia. Esistono molti tipi diversi di pneumococco e le meningiti da pneumococco si presentano di solito in forma sporadica
3. Haemophilus influenzae tipo b (emofilo o Hib) era fino alla fine degli anni Novanta la causa più comune di meningite nei bambini fino a 5 anni. Con l’introduzione della vaccinazione i casi di meningite causati da questo batterio si sono ridotti moltissimo.
I microorganismi, per causare la meningite, devono penetrare nello spazio subaracnoideo e per farlo hanno tre modalità principali:
1. penetrazione diretta dall'esterno (a seguito di un intervento chirurgico, di traumi o di a, traumi, etc.);
2. penetrazione da focolai infettivi vicini (otiti, osteomieliti vertebrali, etc.);
3. disseminazione attraverso il sangue, (è la modalità più comune, spesso conseguenza di infezioni polmonari a cui fanno seguito il passaggio in circolo dei microrganismi).
Modalità di trasmissione
Per via raerea, tramite goccioline respiratorie e per contatto diretto con secrezioni respiratorie, comprese goccioline nasali e faringee da persone infette.
Perché proprio a me?
Non esistono vere e proprie condizioni che predispongano ad un maggior rischio, perciò la meningite meningococcica può colpire qualunque individuo sano in maniera del tutto imprevedibile.Tuttavia, sembra che alcuni fattori possano aumentare il rischio della malattia: questi fattori includono alcune immunodeficienze, la giovane età, infezioni del tratto respiratorio, condizioni di affollamento in ambienti chiusi che facilitano la trasmissione dell'infezione per via aerea (tipiche del passato alcune epidemie verificatesi in caserme militari), il fumo passivo.Esiste una consistente proporzione di soggetti nella popolazione generale che sono colonizzati dal meningococco nel nasofaringe, i cosiddetti "portatori sani"; tuttavia non sono completamente noti i fattori che scatenano la malattia conclamata.
Azioni da mettere in campo
Non è il momento delle critiche, positive o negative che siano, rispetto all’operato dei colleghi di Senigallia, sono vicino anche a loro, mi immagino con quale ansia si lavori in giorni del genere, quando si è impegnati a garantire la sicurezza e la salute di un’intera popolazione.
Quello che voglio fare è dare qualche informazione tecnica, forse quello che è mancato in questi giorni (qualcuno ha detto… “Una precisa è corretta informazione su cosa scatena questi fenomeni, è dovuta!”). Sono profondamente convinto che la conoscenza consenta di affrontare qualsiasi cosa nel miglior modo possibile.
Cos’è la meningite
La meningite è una malattia infiammatoria delle membrane che rivestono l'encefalo e il midollo spinale.
La causa più frequente è quella infettiva (da virus e batteri). È possibile, ma molto meno frequente, che una risposta infiammatoria meningea sia la conseguenza di una invasione neoplastica delle meningi o sia la complicanza di particolari malattie autoimmuni.
Tra le meningiti di origine infettiva la forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune: di solito non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di 7-10 giorni. La forma batterica è più rara ma estremamente più seria, e può avere conseguenze fatali.
Cause di meningite batterica
I batteri che sono più frequente causa di meningite sono tre:
1. Neisseria meningitidis (meningococco) è un ospite frequente delle prime vie respiratorie. Dal 2 al 30% della popolazione sana alberga meningococchi nel naso e nella gola senza presentare alcun sintomo, e questa presenza non è correlata a un aumento del rischio di meningite o di altre malattie gravi. La trasmissione del germe avviene per via respiratoria, e il rischio di sviluppare la malattia sembra essere maggiore in persone che hanno acquisito l’infezione da poco, rispetto a chi invece è portatore da più tempo. Esistono 13 diversi sierogruppi di meningococco, ma solo 5 (denominati A, B, C, W 135 e Y) causano meningite e altre malattie gravi. In Italia e in Europa i sierogruppi B e C sono i più frequenti. Il periodo di incubazione varia da 2 a 10 giorni, di solito è di 3-4 giorni.
Nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta, con un decorso fulminante che può portare al decesso in poche ore, anche in presenza di una terapia adeguata.
2. Streptococcus pneumoniae (pneumococco) è, dopo il meningococco, uno degli agenti più comuni della meningite. Oltre alla meningite, può causare polmonite o infezioni delle prime vie respiratorie, come l’otite. Come il meningococco, si trasmette per via respiratoria e può trovarsi nelle prime vie respiratorie senza causare alcuna malattia. Esistono molti tipi diversi di pneumococco e le meningiti da pneumococco si presentano di solito in forma sporadica
3. Haemophilus influenzae tipo b (emofilo o Hib) era fino alla fine degli anni Novanta la causa più comune di meningite nei bambini fino a 5 anni. Con l’introduzione della vaccinazione i casi di meningite causati da questo batterio si sono ridotti moltissimo.
I microorganismi, per causare la meningite, devono penetrare nello spazio subaracnoideo e per farlo hanno tre modalità principali:
1. penetrazione diretta dall'esterno (a seguito di un intervento chirurgico, di traumi o di a, traumi, etc.);
2. penetrazione da focolai infettivi vicini (otiti, osteomieliti vertebrali, etc.);
3. disseminazione attraverso il sangue, (è la modalità più comune, spesso conseguenza di infezioni polmonari a cui fanno seguito il passaggio in circolo dei microrganismi).
Modalità di trasmissione
Per via raerea, tramite goccioline respiratorie e per contatto diretto con secrezioni respiratorie, comprese goccioline nasali e faringee da persone infette.
Perché proprio a me?
Non esistono vere e proprie condizioni che predispongano ad un maggior rischio, perciò la meningite meningococcica può colpire qualunque individuo sano in maniera del tutto imprevedibile.Tuttavia, sembra che alcuni fattori possano aumentare il rischio della malattia: questi fattori includono alcune immunodeficienze, la giovane età, infezioni del tratto respiratorio, condizioni di affollamento in ambienti chiusi che facilitano la trasmissione dell'infezione per via aerea (tipiche del passato alcune epidemie verificatesi in caserme militari), il fumo passivo.Esiste una consistente proporzione di soggetti nella popolazione generale che sono colonizzati dal meningococco nel nasofaringe, i cosiddetti "portatori sani"; tuttavia non sono completamente noti i fattori che scatenano la malattia conclamata.
Azioni da mettere in campo
Meningite meningococcica
I malati di meningite meningococcica sono considerati contagiosi per circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica. La contagiosità è comunque bassa, e i casi secondari sono rari. Il meningococco può tuttavia dare origine a focolai epidemici. Per limitare il rischio di casi secondari, è importante che i contatti stretti dei malati effettuino una profilassi con antibiotici.
I malati di meningite meningococcica sono considerati contagiosi per circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica. La contagiosità è comunque bassa, e i casi secondari sono rari. Il meningococco può tuttavia dare origine a focolai epidemici. Per limitare il rischio di casi secondari, è importante che i contatti stretti dei malati effettuino una profilassi con antibiotici.
In particolare, vengono definiti come contatti stretti di un malato:
a) i conviventi;
b) chi ha dormito o mangiato spesso nella stessa casa del paziente;
c) le persone che nei sette giorni precedenti l’esordio hanno avuto contatti con la sua saliva (attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti);
d) i sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie del paziente (per esempio durante manovre di intubazione o respirazione bocca a bocca);
Inoltre, la sorveglianza dei contatti è importante per identificare chi dovesse presentare febbre, in modo da diagnosticare e trattare rapidamente eventuali ulteriori casi. Questa sorveglianza è prevista per 10 giorni dall’esordio dei sintomi del paziente.
Meningite pneumococcica
Non è indicata la profilassi antibiotica di chi è stato in contatto con un caso.
Non è indicata la profilassi antibiotica di chi è stato in contatto con un caso.
Haemophilus influenzae tipo b (Hib)
In caso di meningite da Hib, è indicata la profilassi antibiotica dei contatti stretti.
In caso di meningite da Hib, è indicata la profilassi antibiotica dei contatti stretti.
Considerate le misure preventive poste in essere in questi giorni dal locale Dipartimento di Prevenzione sembra scontato pensare che il microrganismo responsabile della meningite del giovane senigalliese sia proprio il meningococco (ma nessuno lo ha comunicato ufficialmente).
Possibilità di prevenzione
Da alcuni anni sono in commercio vaccini efficaci per la prevenzione delle malattie invasive da Pneumococco (batteriemia, sepsi, meningite, polmonite batterica) e per la prevenzione della meningite meningococcica (causata da Meningococco di tipo C).
Il calendario vaccinale italiano non prevede ancora l’inserimento delle vaccinazioni anti pneumococcica e antimeningococcica fra quelle raccomandate e la vaccinazione può essere effettuata da chiunque voglia, a pagamento, presso i Servizi vaccinali dei Dipartimenti di Prevenzione. Correre ad effettuare la vaccinazione non serve a nulla, la meningite batterica rimarrà un evento raro, come è sempre stato (5-6 casi ogni anno in tutta la regione Marche) e quello di Senigallia è il solito desolante caso isolato che raramente, purtroppo, si verifica.
Possibilità di prevenzione
Da alcuni anni sono in commercio vaccini efficaci per la prevenzione delle malattie invasive da Pneumococco (batteriemia, sepsi, meningite, polmonite batterica) e per la prevenzione della meningite meningococcica (causata da Meningococco di tipo C).
Il calendario vaccinale italiano non prevede ancora l’inserimento delle vaccinazioni anti pneumococcica e antimeningococcica fra quelle raccomandate e la vaccinazione può essere effettuata da chiunque voglia, a pagamento, presso i Servizi vaccinali dei Dipartimenti di Prevenzione. Correre ad effettuare la vaccinazione non serve a nulla, la meningite batterica rimarrà un evento raro, come è sempre stato (5-6 casi ogni anno in tutta la regione Marche) e quello di Senigallia è il solito desolante caso isolato che raramente, purtroppo, si verifica.
Pertanto, rispetto alla vaccinazione, non ci sono motivi per accelerare un processo decisionale che ogni genitore dovrà attivare autonomamente, anche seguendo il consiglio dei propri medici di fiducia.
Per saperne di più:
wikipedia (alcune imprecisioni, ma in linea di massima un buon sito)
meningite.it (attenzione: sito creato da una multinazionale dei vaccini).
Epicentro (ottimo sito italiano di Sanità Pubblica)
Per saperne di più:
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meningite.it (attenzione: sito creato da una multinazionale dei vaccini).
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mercoledì 13 agosto 2008
Chikungunya a Bologna

Bologna, 7 agosto 2008 (Emilianet) - E' stato in vacanza nello Sri Lanka ma, al suo ritorno a Bologna, ha accusato febbre alta, dolori articolari, malessere diffuso. Fin quando all'inizio di agosto l'uomo si è rivolto al suo medico ed è stato ricoverato all'ospedale Maggiore per un caso di Chikungunya. L'uomo, sulla cinquantina e originario dello Sri Lanka, è tornato il 31 luglio a Bologna, città dove vive da anni. Ha passato la notte a casa del figlio che era andato a prenderlo in aeroporto. Il giorno dopo ha avvertito i primi sintomi della febbre virale, per cui si è rivolto al proprio medico e poi al Maggiore (leggi tutto l'articolo qui).
Casi importati di Chikungunya sono rari ma non impossibili e ogni anno si conta qualche caso su tutta la penisola. Eccezionale, al contrario, quello che è successo in Emilia Romagna giusto un anno fa: Ravenna e le zone limitrofe furono colpite da un'epidemia di Chikungunya che fece registrare 257 casi umani. A differenza degli altri casi, sporadici e isolati, quello che accadde l'anno scorso è che un extracomunitario, di ritorno dall'India e portatore del virus, fu punto da una zanzara tigre, che a sua volta trasmise il virus ad altre persone generando la severa epidemia italiana. La Regione Emilia Romagna riuscì a limitare l'epidemia e nell'anno trascorso ha fatto grandi sforzi per migliorare la lotta della Sanità Pubblica alla zanzara tigre e alle malattie quali Chikungunya e Dengue che da tale vettore possono derivare.
La notizia sul caso di Chikungunya a Bologna non mi preoccupa affatto. La rapidità della diagnosi e delle azioni di lotta agli insetti vettori dimostrano la bontà del sistema di Sanità Pubblica dell'Emilia Romagna e un'epidemia su vasta scala è sicuramente scongiurata. Ma se il caso fosse capitato nelle Marche? Se ci fosse stato un caso di Chikungunya nella nostra Senigallia? Siamo ancora lontani dal credere ed investire nella funzione della "Preparazione della Sanità Pubblica alle Emergenze" e la Regione Marche, nonostante il campanello d'allarme dello scorso anno, non ha predisposto alcun piano specifico per la lotta alla zanzara tigre e la prevenzione di Chikungunya e Dengue, malattie rare e che solo l'anno scorso sembrava impossibile potessero rappresentare realmente una minaccia per la salute pubblica di una città italiana.
Senigallia è piena di Zanzare Tigri... per conoscere come combatterle leggi qui.
Scarica e leggi il Piano della Regione Emilia Romagna per la lotta alla zanzara tigre e la prevenzione di Chikungunya e Dengue.
Un grazie a Giuseppe Michieli per avermi riportato la notizia.
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