Nel 2008, Sabina Cedri e Cinzia Cedri del Dipartimento di Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria dell'Istituto Superiore di Sanità hanno pubblicato nel 2008 l'interessante Rapporto Istisan denominato "Sicurezza stradale: gli effetti della comunicazione intimidatoria sulla prevenzione degli incidenti".
Riporto la sintesi del lavoro:
Le comunicazioni tramite fear appeal sono tuttora ampiamente utilizzate, anche se la ricerca in questo campo non ha portato a conclusioni chiare e definitive sulla loro efficacia. Molti degli studi condotti hanno preso in considerazione le più diverse tematiche di prevenzione, mentre il presente lavoro si focalizza sugli effetti dei messaggi intimidatori per la prevenzione degli incidenti stradali. Oltre alla paura, tali messaggi suscitano ansia, disgusto, depressione, senso di colpa. E potrebbero essere proprio questi stati d’animo a causare il cosiddetto “effetto boomerang”. La maggior parte dei lavori considerati dimostrano poi un effetto positivo in relazione agli atteggiamenti, per cui ad un maggior livello di paura corrisponde un cambiamento di atteggiamento nei confronti degli incidenti stradali. Esistono invece pochi studi che hanno analizzato l’efficacia di tali messaggi sui comportamenti, e tali studi presentano risultati discordanti. Il presente lavoro dimostra quindi una certa efficacia dei fear appeal sulla prevenzione degli incidenti stradali, quantomeno nel cambiamento di atteggiamento, anche se si devono considerare alcuni fattori limitanti che fanno riflettere sulla necessità di condurre studi focalizzati, ad esempio, sulle diverse componenti del messaggio intimidatorio.
Dunque i messaggi intimidatori, i video shock, le testimonianze forti sono efficaci nel prevenire incidenti stradali? La risposta sembrerebbe "forse sì ma con alcune riserve".
Il problema è insito nella distanza, in senso lato, che intercorre tra messaggio preventivo e esito desiderato. Nel caso, ad esempio, della guida in stato di ebrezza e degli incidenti stradali si potrebbe declinare il problema in questo modo:
- conoscenze: so che non si può guidare dopo aver bevuto
- atteggiamenti: penso che sia giusto non mettersi alla guida dopo aver bevuto
- comportamenti: dopo aver bevuto non guido mai
Ed ecco il problema di gran parte delle strategie educative che vengono messe in campo nel tentativo di prevenire la guida in stato di ebrezza: si riesce ad ottenere buoni risultati in merito a conoscenze e atteggiamenti, ma pochissimi studi sono in grado di stabilire quanto una campagna preventiva riesca ad incidere sui comportamenti. Eppure è sui comportamenti che si deve incidere.
Per me, comunque, il problema non si pone. Mi accontenterei se attraverso campagne preventive si riuscisse ad ottenere una modifica di conoscenze e atteggiamenti. E mi auguro per questo che sempre più frequentemente si comunichino, anche in maniera forte, messaggi di prevenzione che potrebbero salvare qualche vita. Purtroppo in Italia si è scelta una linea più soft e i cosiddeti "fear appeal", i messaggi dal contenuto realistico e scioccante, non sono quasi mai utilizzati a scopo preventivo. SpeS va contro tendenza e periodicamente (quando il web ce ne darà l'occasione) pubblicheremo video, immagini, messaggi forti.
Cominciando con la storia di Jaqueline Saburido, che molti di noi ricorderanno.
Questi video ci facciano riflettere.
giovedì 15 aprile 2010
Efficacia dei messaggi intimidatori per la prevenzione degli incidenti stradali
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domenica 11 aprile 2010
Io sto con Emergency

Qui la notizia, secondo la quale tre operatori italiani di Emergency avrebbero confessato di aver preparato un attentato ai danni del governatore della provincia di Helmand. Secondo Gino Strada, fondatore dell'ONG, si tratta dell’inizio di «una guerra preventiva» del governo Karzai contro «un testimone scomodo» come Emergency. Senza dubbio le accuse appaiono grottesche. Indipendentemente da quello che sia realmente successo quanto sta accadendo in Afghanistan è un attacco ad Emergency.
Io sto con Emergency.
Io sto con Emergency.
mercoledì 31 marzo 2010
Emergenze e Protezione Civile - Intervista a Susanna Balducci

Ingegnere Susanna Balducci, una breve premessa a beneficio di chi legge: che lavoro fai, qual è il tuo ruolo nella Protezione Civile?
Sono il funzionario del Dipartimento regionale della Protezione Civile responsabile dei cosiddetti piani speciali di emergenza: per esempio aeroporto, porto, rischio sanitario e industriale. In particolare, come altri miei colleghi, posso intervenire in emergenze di protezione civile locali, nazionali od internazionali.
Sono il funzionario del Dipartimento regionale della Protezione Civile responsabile dei cosiddetti piani speciali di emergenza: per esempio aeroporto, porto, rischio sanitario e industriale. In particolare, come altri miei colleghi, posso intervenire in emergenze di protezione civile locali, nazionali od internazionali.
Il 12 gennaio 2010 un violento terremoto di magnitudo 7 seguito da numerose repliche di intensità superiore a 5 ha colpito l'entroterra di Haiti in prossimità della capitale. L’impatto sulla popolazione di Haiti è sembrato sin da subito devastante. Come ha reagito alla notizia la Protezione Civile della Regione Marche e quando sono partiti i primi soccorsi verso Haiti?
Dunque... bisogna sottolineare che per interventi in emergenze di questa portata è il Dipartimento nazionale della protezione civile (DPC) che attua il coordinamento delle attivazioni necessarie. Come sempre la Regione Marche si è resa disponibile per quanto potesse essere utile, in particolare alla mobilitazione del proprio ospedale da campo. Però, proprio in quei giorni, era in atto uno sciame sismico che interessava alcune province della nostra regione, così, nonostante il DPC avesse richiesto la nostra immediata attivazione, la Regione Marche ha dato, come ovvio, la priorità al proprio territorio. Questo ha significato la partenza immediata per Haiti del GCU di Pisa, l’associazione di chirurghi volontari che hanno prestato il primo intervento sanitario con la struttura di missione della protezione civile italiana, appoggiatasi, come noto, presso l’area dell’ospedale pediatrico della Fondazione Rava a Port-au Prince.
Dunque... bisogna sottolineare che per interventi in emergenze di questa portata è il Dipartimento nazionale della protezione civile (DPC) che attua il coordinamento delle attivazioni necessarie. Come sempre la Regione Marche si è resa disponibile per quanto potesse essere utile, in particolare alla mobilitazione del proprio ospedale da campo. Però, proprio in quei giorni, era in atto uno sciame sismico che interessava alcune province della nostra regione, così, nonostante il DPC avesse richiesto la nostra immediata attivazione, la Regione Marche ha dato, come ovvio, la priorità al proprio territorio. Questo ha significato la partenza immediata per Haiti del GCU di Pisa, l’associazione di chirurghi volontari che hanno prestato il primo intervento sanitario con la struttura di missione della protezione civile italiana, appoggiatasi, come noto, presso l’area dell’ospedale pediatrico della Fondazione Rava a Port-au Prince.
Anche tu sei stata ad Haiti. Quando sei partita? Dove sei stata precisamente? Dov’eravate collocati? Chi c’era con te?
All’inizio di febbraio, poi, il DPC ha richiesto l’intervento della Regione Marche in termini di logisti, anche volontari, e di medici e infermieri che potessero dare il cambio all’associazione di Pisa per la prosecuzione degli interventi sanitari. La nostra regione ha stipulato una convenzione con l’associazione di volontariato ARES, composta da professionisti sanitari esperti di medicina delle catastrofi ed io sono il funzionario referente per queste attivazioni, di tipo sanitario, in emergenza.
Qual è stato, nello specifico, il tuo compito?
I compiti dei funzionari di protezione civile in emergenza riguardano il coordinamento degli interventi, il raccordo del volontariato con le istituzioni competenti, ma soprattutto spaziano anche sulla base delle specifiche competenze del funzionario e della sua esperienza. Io sono un ingegnere. Noi operatori di protezione civile diciamo, scherzando, che sappiamo spesso per cosa siamo chiamati ad intervenire ma non sappiamo che cosa precisamente dovremo fare. Questo per sottolineare la flessibilità e disponibilità con cui ci viene richiesto di intervenire, naturalmente sulla base di una metodologia di lavoro che contraddistingue il nostro mestiere. In questa emergenza, oltre ad essere l’unico funzionario partito con il team di volontari della Regione Marche per la missione ad Haiti, ho affiancato i vigili del fuoco nella verifica di agibilità di alcuni edifici, ho coordinato il parco mezzi della struttura di missione italiana, ho esercitato il mio francese scolastico quando servivano traduzioni con la gente del posto, ma soprattutto ho studiato una “casetta tipo”, rispondente alle modalità costruttive locali, per aiutare una suora missionaria francescana a migliorare le condizioni di vita degli abitanti della bidonville, ove opera da anni.
Come hai trovato Haiti, come era la situazione dopo il terremoto?
La situazione di Haiti era già grave prima del terremoto. Stavano cercando di insediare un governo, anche con l’aiuto di componenti dell’ONU, ma la situazione economica credo fosse disastrosa. Inoltre il sisma ha distrutto edifici governativi ed amministrativi. La sensazione è quella di avere a che fare con l’anarchia.
Il morale della popolazione? Quali prospettive di ripresa?
La popolazione chiede aiuto ed ha consapevolezza della propria debolezza e miseria, e certo la cultura, la religione, anni di colonialismo e dittatura non li aiutano. La sensazione è di smarrimento.
Tu sei stata in Bangladesh dopo lo tsunami del 26 dicembre 2004, nel 2009 hai partecipato alle attività di soccorso a seguito del terremoto dell’Aquila e sei da poco rientrata da Haiti. Uno dei problemi cronici nella risposta alle catastrofi è il coordinamento degli aiuti e degli interventi. Un problema che si è palesato anche negli USA dopo l’uragano Katrina del 2005. Mi confermi il problema? E se sì come pensi possa risolversi?
Assolutamente sì. Già a seguito dello tsunami del 2004 Bertolaso ed altri esperti avevano sottolineato la necessità di creare un coordinamento a livello internazionale per la risposta alle catastrofi di tale portata. Ad Haiti la mancanza di detto coordinamento, denunciata da Bertolaso nella prima fase dell’emergenza, si è riproposta. Non che sia semplice attuare il coordinamento di tutti gli organismi internazionali in campo, ma non abbiamo altra scelta che creare i presupposti per arrivare a costruirlo. Per Katrina, credo che il problema sia però anche di altra natura. Lì non parlavamo di paesi del terzo o quarto mondo, come definiscono Haiti. Piuttosto ritengo che non ci sia stata un’adeguata preparazione preventiva per un rischio prevedibile, che, però, non era di semplice attuazione. E questo riguarda anche il nostro Paese: l’antropizzazione diffusa e l’uso dei suoli in modo indebito attanaglia anche la nostra nazione, come pure la insufficiente prevenzione sismica... Sarebbe molto lungo il discorso.
Riguardo alla risoluzione del mancato coordinamento, credo che i paesi industrializzati non possano esimersi dall'organizzarsi per intervenire in aiuto degli altri. Ma anche qui entriamo in un ambito molto spinoso. Su questo la politica deve fare la sua parte. I tecnici ci sono già. Soprattutto in Italia. A l’Aquila si deve fare ancora molto, c’è da ricostruirla, ma l’esperienza maturata in molti anni di intervento ha permesso di mettere in atto, nella primissima fase dell’emergenza, quel coordinamento di cui parlavo, che è poi il carattere distintivo e valido del nostro servizio nazionale della protezione civile.
Specificando, come ovvio, che le tue opinioni non rispecchiano quelle dell’istituzione in cui lavori, una domanda su Bertolaso è d’obbligo. Bertolaso, in riferimento agli interventi ad Haiti ha rilasciato dichiarazioni molto forti, sfociate in una sorta di crisi diplomatica tra Italia e USA… tu stai con Bertolaso? E se sì perché?
Stimo Bertolaso, mi è capitato di lavorarci fianco a fianco in molte occasioni e lo considero una persona valida e competente. L’analisi che fece dell’emergenza Haiti, secondo me, era assolutamente pertinente. Certo la diplomazia conosce ragioni che lui non ha, forse, tenuto in debito conto nell’intervista rilasciata all’Annunziata.
Dico solo che quando lascerà il ruolo che riveste nel Dipartimento della protezione civile, si sentirà la sua mancanza. Io la sentirò.
All’inizio di febbraio, poi, il DPC ha richiesto l’intervento della Regione Marche in termini di logisti, anche volontari, e di medici e infermieri che potessero dare il cambio all’associazione di Pisa per la prosecuzione degli interventi sanitari. La nostra regione ha stipulato una convenzione con l’associazione di volontariato ARES, composta da professionisti sanitari esperti di medicina delle catastrofi ed io sono il funzionario referente per queste attivazioni, di tipo sanitario, in emergenza.
Qual è stato, nello specifico, il tuo compito?
I compiti dei funzionari di protezione civile in emergenza riguardano il coordinamento degli interventi, il raccordo del volontariato con le istituzioni competenti, ma soprattutto spaziano anche sulla base delle specifiche competenze del funzionario e della sua esperienza. Io sono un ingegnere. Noi operatori di protezione civile diciamo, scherzando, che sappiamo spesso per cosa siamo chiamati ad intervenire ma non sappiamo che cosa precisamente dovremo fare. Questo per sottolineare la flessibilità e disponibilità con cui ci viene richiesto di intervenire, naturalmente sulla base di una metodologia di lavoro che contraddistingue il nostro mestiere. In questa emergenza, oltre ad essere l’unico funzionario partito con il team di volontari della Regione Marche per la missione ad Haiti, ho affiancato i vigili del fuoco nella verifica di agibilità di alcuni edifici, ho coordinato il parco mezzi della struttura di missione italiana, ho esercitato il mio francese scolastico quando servivano traduzioni con la gente del posto, ma soprattutto ho studiato una “casetta tipo”, rispondente alle modalità costruttive locali, per aiutare una suora missionaria francescana a migliorare le condizioni di vita degli abitanti della bidonville, ove opera da anni.
Come hai trovato Haiti, come era la situazione dopo il terremoto?
La situazione di Haiti era già grave prima del terremoto. Stavano cercando di insediare un governo, anche con l’aiuto di componenti dell’ONU, ma la situazione economica credo fosse disastrosa. Inoltre il sisma ha distrutto edifici governativi ed amministrativi. La sensazione è quella di avere a che fare con l’anarchia.
Il morale della popolazione? Quali prospettive di ripresa?
La popolazione chiede aiuto ed ha consapevolezza della propria debolezza e miseria, e certo la cultura, la religione, anni di colonialismo e dittatura non li aiutano. La sensazione è di smarrimento.
Tu sei stata in Bangladesh dopo lo tsunami del 26 dicembre 2004, nel 2009 hai partecipato alle attività di soccorso a seguito del terremoto dell’Aquila e sei da poco rientrata da Haiti. Uno dei problemi cronici nella risposta alle catastrofi è il coordinamento degli aiuti e degli interventi. Un problema che si è palesato anche negli USA dopo l’uragano Katrina del 2005. Mi confermi il problema? E se sì come pensi possa risolversi?
Assolutamente sì. Già a seguito dello tsunami del 2004 Bertolaso ed altri esperti avevano sottolineato la necessità di creare un coordinamento a livello internazionale per la risposta alle catastrofi di tale portata. Ad Haiti la mancanza di detto coordinamento, denunciata da Bertolaso nella prima fase dell’emergenza, si è riproposta. Non che sia semplice attuare il coordinamento di tutti gli organismi internazionali in campo, ma non abbiamo altra scelta che creare i presupposti per arrivare a costruirlo. Per Katrina, credo che il problema sia però anche di altra natura. Lì non parlavamo di paesi del terzo o quarto mondo, come definiscono Haiti. Piuttosto ritengo che non ci sia stata un’adeguata preparazione preventiva per un rischio prevedibile, che, però, non era di semplice attuazione. E questo riguarda anche il nostro Paese: l’antropizzazione diffusa e l’uso dei suoli in modo indebito attanaglia anche la nostra nazione, come pure la insufficiente prevenzione sismica... Sarebbe molto lungo il discorso.
Riguardo alla risoluzione del mancato coordinamento, credo che i paesi industrializzati non possano esimersi dall'organizzarsi per intervenire in aiuto degli altri. Ma anche qui entriamo in un ambito molto spinoso. Su questo la politica deve fare la sua parte. I tecnici ci sono già. Soprattutto in Italia. A l’Aquila si deve fare ancora molto, c’è da ricostruirla, ma l’esperienza maturata in molti anni di intervento ha permesso di mettere in atto, nella primissima fase dell’emergenza, quel coordinamento di cui parlavo, che è poi il carattere distintivo e valido del nostro servizio nazionale della protezione civile.
Specificando, come ovvio, che le tue opinioni non rispecchiano quelle dell’istituzione in cui lavori, una domanda su Bertolaso è d’obbligo. Bertolaso, in riferimento agli interventi ad Haiti ha rilasciato dichiarazioni molto forti, sfociate in una sorta di crisi diplomatica tra Italia e USA… tu stai con Bertolaso? E se sì perché?
Stimo Bertolaso, mi è capitato di lavorarci fianco a fianco in molte occasioni e lo considero una persona valida e competente. L’analisi che fece dell’emergenza Haiti, secondo me, era assolutamente pertinente. Certo la diplomazia conosce ragioni che lui non ha, forse, tenuto in debito conto nell’intervista rilasciata all’Annunziata.
Dico solo che quando lascerà il ruolo che riveste nel Dipartimento della protezione civile, si sentirà la sua mancanza. Io la sentirò.
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Mangialardi è il nuovo Sindaco di Senigallia

Maurizio Mangialardi è il nuovo Sindaco di Senigallia.
Il programma elettorale, in elegante formato tascabile, è stato inviato anche a casa mia. Non l'ho buttato perchè sapevo che Mangialardi avrebbe vinto (ma, francamente, non pensavo al primo turno!) e sapevo, quindi, che quel programma sarebbe stato utile testimonianza per la valutazione degli impegni presi in campagna elettorale.
Di seguito riporto gli impegni presi da Mangialardi in relazione a tutto quanto interessa la sfera della salute pubblica di Senigallia:
1 - Diritto alla salute e al benessere con un'efficace attività di prevenzione
2 - Riduzione delle liste d'attesa
3 - Tecnologie avanzate e servizi di eccellenza per elevare la qualità dei servizi sanitari e ospedalieri
4 - Apertura di una Residenza Sanitaria Assistitenziale (RSA)
5 - Apertura di un nuovo centro diurno per l'assistenza ai malati di Alzheimer
6 - Adeguamento dell'attuale Comunità Alloggio ed eliminazione delle barriere architettoniche per le famiglie con persone diversamente abili
7 - Garantire il diritto alla casa con politiche volte ad accrescere l'offerta di alloggi
8 - Il lavoro di mediatori culturali, con iniziative di condivisione e reale integrazione
9 - Facilitare l'apprendimento della lingua italiana ai bambini immigrati per una piena integrazione
10 - Conclusione del processo di formazione dei parchi di Saline, Cesanella e parco fluviale, sviluppo del "Percorri Misa"
11 - Completamento dei censimenti dei materiali contenenti amianto su tutto il territorio comunale
12 - Uso coerente e continuo degli strumenti di tutela già adottati: il piano di risanamento acustico comunale, il piano generale del traffico urbano, il piano di tutela della popolazione dell'inquinamento elettromagnetico
13 - Piste ciclabili estese a tutto il territorio, migliorate e completate
14 - Isole pedonali estese a parti di quartieri residenziali e ai lungomari
NB: Nel programma "tascabile" non compare ciò che più ha attratto la mia attenzione dalla lettura del programma completo e che riporto come 15esimo punto...
15 - Istituzione dell’Osservatorio per l’attuazione dei diritti umani sul territorio del Comune
di Senigallia, con lo scopo di avere un centro di ricerca, di informazione, di analisi e di
proposta che favorisca il costante rispetto dei diritti fondamentali sollecitando in tal senso
tutte le istituzioni che ne sono corresponsabili.
15 - Istituzione dell’Osservatorio per l’attuazione dei diritti umani sul territorio del Comune
di Senigallia, con lo scopo di avere un centro di ricerca, di informazione, di analisi e di
proposta che favorisca il costante rispetto dei diritti fondamentali sollecitando in tal senso
tutte le istituzioni che ne sono corresponsabili.
Dando una rapida occhiata ai suddetti 15 punti programmatici quello che mi sembra di vedere è la coesistenza di obiettivi generici e di difficile raggiungimento per un Sindaco (vedi punti 2 e 3) e di obiettivi che sulla carta appaiono seri, importanti e raggiungibili (punti 4, 5, 7, 8, 9, 11, 12). Considero particolarmente importante l'istituzione dell'Osservatorio per l'attuazione dei diritti umani: me lo immagino una sorta di osservatorio epidemiologico, in grado di raccogliere dati sociali utili e organizzarli in un "profilo di salute" della popolazione senigalliese. Penso che solo da una seria attività di valutazione del contesto sociale possa essere fatta la Politica con la "P" maiuscola, quella che parte dalla lettura dei bisogni reali per trovare le soluzioni e migliorare lo stato di benessere della popolazione.
L'impegno di SpeS nei prossimi 5 anni sarà quello di monitorare l'operato di Mangialardi e la sua squadra di governo, in relazione a tutto quanto scritto nero su bianco e riportato in questo post.
Buon lavoro Sindaco!
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domenica 28 marzo 2010
Bevilacqua su Marcantoni e Paradisi

Bevilacqua, Direttore della Zona territoriale 4 di Senigallia, ha risposto alle critiche mosse da Marcantoni e Paradisi.
Quindi, per conoscenza di chi è stato incuriosito, infastidito o allarmato dalle parole di Marcantoni e Paradisi ripropongo qui la risposta di Bevilacqua. Sulla stessa vicenza si è recentemente espresso anche Attilio Casagrande, ex Direttore del Pronto Soccorso di Senigallia, definendo le accuse mosse da Marcantoni e Paradisi "stupidaggini elettorali".
Qualche giorno fa anche su SpeS avevamo accennato qualcosa.
Condivido in pieno le parole di Bevilacqua:
Quindi, per conoscenza di chi è stato incuriosito, infastidito o allarmato dalle parole di Marcantoni e Paradisi ripropongo qui la risposta di Bevilacqua. Sulla stessa vicenza si è recentemente espresso anche Attilio Casagrande, ex Direttore del Pronto Soccorso di Senigallia, definendo le accuse mosse da Marcantoni e Paradisi "stupidaggini elettorali".
Qualche giorno fa anche su SpeS avevamo accennato qualcosa.
Condivido in pieno le parole di Bevilacqua:
"La salute è una cosa importante su cui non si deve speculare"
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venerdì 26 marzo 2010
Seaside decay - Immagine simbolo di SpeS

La foto è di Mauro Taraborelli e si chiama Seaside decay.
Quella che si vede è una ciminiera. Non una qualsiasi ciminiera, ma quella dell'ex stabilimento Sacelit-Italcementi di Senigallia, industria che per anni ha prodotto manufatti in cemento-amianto.
La ciminiera si erge altissima, caratterizza la zona portuale ed è un segno architettonico che distingue Senigallia da altre città.
Racconta la storia di un’industria che diede occupazione a tante persone e sul lavoro, sull'indipendenza e sulla capacità di reddito si fonda parte del benessere psicologico e sociale di un individuo e quindi la sua salute.
Racconta le numerose vittime dell'amianto e non c'è un cittadino senigalliese che non abbia fatto esperienza di un familiare o di un conoscente colpito dai danni dell'asbesto.
Racconta anche la stagione delle lotte dei lavoratori per affermare il proprio diritto ad un lavoro dignitoso e la sanità pubblica è sforzo collettivo, dove i cittadini possono e devono contribuire ad un ambiente di vita e di lavoro più sicuro, meno dannoso, meno pericoloso.
Racconta infine dei danni alla salute provocati dall'amianto e degli sforzi che sono stati messi in campo per comprenderne la pericolosità e determinarne il bando industriale; è una ciminiera che ha offeso in passato e che ora appare spenta, innocua e pertanto è il simbolo della vittoria della protezione e della prevenzione sul vile interesse economico.
E poi ci sono loro, i gabbiani, eleganti, bellissimi. Riesco a contarne 14, forse 15. Volano insieme, sembrano circondare la ciminiera. Sono loro i veri protagonisti di questa foto. Simboleggano i cittadini di Senigallia, liberi di "alzarsi in volo" per insorgere contro i fattori che pongono a rischio lo stato di salute della popolazione, in fondo è questo il significato del termine tecnico "Salute pubblica" (dall'anglosassone "Public health").
Quella che si vede è una ciminiera. Non una qualsiasi ciminiera, ma quella dell'ex stabilimento Sacelit-Italcementi di Senigallia, industria che per anni ha prodotto manufatti in cemento-amianto.
La ciminiera si erge altissima, caratterizza la zona portuale ed è un segno architettonico che distingue Senigallia da altre città.
Racconta la storia di un’industria che diede occupazione a tante persone e sul lavoro, sull'indipendenza e sulla capacità di reddito si fonda parte del benessere psicologico e sociale di un individuo e quindi la sua salute.
Racconta le numerose vittime dell'amianto e non c'è un cittadino senigalliese che non abbia fatto esperienza di un familiare o di un conoscente colpito dai danni dell'asbesto.
Racconta anche la stagione delle lotte dei lavoratori per affermare il proprio diritto ad un lavoro dignitoso e la sanità pubblica è sforzo collettivo, dove i cittadini possono e devono contribuire ad un ambiente di vita e di lavoro più sicuro, meno dannoso, meno pericoloso.
Racconta infine dei danni alla salute provocati dall'amianto e degli sforzi che sono stati messi in campo per comprenderne la pericolosità e determinarne il bando industriale; è una ciminiera che ha offeso in passato e che ora appare spenta, innocua e pertanto è il simbolo della vittoria della protezione e della prevenzione sul vile interesse economico.
E poi ci sono loro, i gabbiani, eleganti, bellissimi. Riesco a contarne 14, forse 15. Volano insieme, sembrano circondare la ciminiera. Sono loro i veri protagonisti di questa foto. Simboleggano i cittadini di Senigallia, liberi di "alzarsi in volo" per insorgere contro i fattori che pongono a rischio lo stato di salute della popolazione, in fondo è questo il significato del termine tecnico "Salute pubblica" (dall'anglosassone "Public health").
mercoledì 24 marzo 2010
Amianto a Senigallia: il confronto fra i candidati a Sindaco
Avere la possibilità di confrontare rapidamente le opinioni, le intenzioni e le strategie politiche dei cinque candidati a Sindaco per Senigallia non è stato mai così facile. Ecco l'importanza del lavoro prodotto da alcuni blogger e cittadini politicamente indipendenti, che recentemente hanno intervistato i 5 candidati e che successivamente hanno pubblicato sul web, sul canale YouTube di Popinga, le oltre 10 ore di riprese che dai confronti sono derivate.
La visualizzazione dei filmati raggruppati per argomento consente, in certi casi, il confronto dei candidati sulla stessa area tematica. È il caso della questione amianto, che è stata posta a tutti i candidati più o meno in questi termini:
A tale proposito Gazzetti ritiene indispensabile il censimento approfondito delle strutture in amianto e considera necessaria la sensibilizzazione della popolazione al problema; il censimento potrebbe essere utile a prevedere azioni di carattere sanzionatorio nei confronti di chi smaltisce in maniera fraudolenta mentre il Comune potrebbe adottare convenzioni con ditte specializzate per facilitare le attività di smaltimento. Mancini ha presentato in passato una mozione (accolta ma poi inattuata) che prevedeva il censimento dell'amianto nelle strutture private e ritiene che il censimento debba essere attuato; successivamente prevede che si potrebbero stipulare convenzioni con ditte specializzate per facilitare l'intervento del privato. Mangialardi, con l'allora assessorato all'ambiente da lui stesso diretto, ha promosso il primo censimento dell'amianto nelle strutture pubbliche di Senigallia e ha iniziato le conseguenti operazioni di bonifica. Mangialardi richiama alla necessità del censimento dell'amianto nelle strutture private e ritiene sia possibile tentare la via di una convenzione eccezionale per ottenere condizioni agevolanti, una strada che tuttavia ritiene complicata. Per Marcantoni il problema dello smaltimento dell'amianto è dipendente dall'attuale sistema di smaltimento dei rifiuti gestito, a suo dire, in maniera scorretta. Sarebbe per Marcantoni necessaria una "piccola task force" che permetta lo smaltimento immediato di rifiuti pericolosi. Marcellini si è adoperato in passato per facilitare l'istituzione dell'Associazione Lotta all'Amianto, che tanto ha fatto per la sensibilizzazione al problema negli ultimi anni; Marcellini prevede un contributo al privato per promuovere il corretto smaltimento da parte del privato che abbia esigenza di disfarsi di manufatti di amianto.
Ed ecco i video con le risposte complete: tutto registrato e archiviato sul web, dove le parole non possono volatilizzarsi e sono destinate a rimanere... (in rigoroso ordine alfabetico)
Il video di Gazzetti
Il video di Mancini
Il video di Mangialardi
Il video di Marcantoni
Il video di Marcellini
La visualizzazione dei filmati raggruppati per argomento consente, in certi casi, il confronto dei candidati sulla stessa area tematica. È il caso della questione amianto, che è stata posta a tutti i candidati più o meno in questi termini:
"Lei sa che lo smaltimento di amianto, anche in minime quantità, per il
privato è un problema ed un onere gravoso. Che soluzioni ha da proporre per
aiutare concretamente chi si trova a dover compiere questa operazione?"
A tale proposito Gazzetti ritiene indispensabile il censimento approfondito delle strutture in amianto e considera necessaria la sensibilizzazione della popolazione al problema; il censimento potrebbe essere utile a prevedere azioni di carattere sanzionatorio nei confronti di chi smaltisce in maniera fraudolenta mentre il Comune potrebbe adottare convenzioni con ditte specializzate per facilitare le attività di smaltimento. Mancini ha presentato in passato una mozione (accolta ma poi inattuata) che prevedeva il censimento dell'amianto nelle strutture private e ritiene che il censimento debba essere attuato; successivamente prevede che si potrebbero stipulare convenzioni con ditte specializzate per facilitare l'intervento del privato. Mangialardi, con l'allora assessorato all'ambiente da lui stesso diretto, ha promosso il primo censimento dell'amianto nelle strutture pubbliche di Senigallia e ha iniziato le conseguenti operazioni di bonifica. Mangialardi richiama alla necessità del censimento dell'amianto nelle strutture private e ritiene sia possibile tentare la via di una convenzione eccezionale per ottenere condizioni agevolanti, una strada che tuttavia ritiene complicata. Per Marcantoni il problema dello smaltimento dell'amianto è dipendente dall'attuale sistema di smaltimento dei rifiuti gestito, a suo dire, in maniera scorretta. Sarebbe per Marcantoni necessaria una "piccola task force" che permetta lo smaltimento immediato di rifiuti pericolosi. Marcellini si è adoperato in passato per facilitare l'istituzione dell'Associazione Lotta all'Amianto, che tanto ha fatto per la sensibilizzazione al problema negli ultimi anni; Marcellini prevede un contributo al privato per promuovere il corretto smaltimento da parte del privato che abbia esigenza di disfarsi di manufatti di amianto.
Ed ecco i video con le risposte complete: tutto registrato e archiviato sul web, dove le parole non possono volatilizzarsi e sono destinate a rimanere... (in rigoroso ordine alfabetico)
Il video di Gazzetti
Il video di Mancini
Il video di Mangialardi
Il video di Marcantoni
Il video di Marcellini
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